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CHIUSO!

'Siore e 'Siori, il blog CHIUDE. Grazie di tutto e bye-bye. ^^

12.4.09 18:54


Dejate llevar, por las Sensaciones... Parte II

Il video!

Oggi, che avevo due minutini liberi mi ci sono messa e l'ho trovato.

3.3.09 14:43


EHM, ehm. Annuncio.

Questo blog è incasinato.

E non pochino, bensì parecchio. Per chi volesse capire perhè non c'è nulla scritto, evidenzi con il cursore. Purtroppo il colore è quello che è.

Per quanto riguarda il contattami, evidenziate con il cursore e he Dio ve la mandi buona.

E' solo un sito leggermente inasinato, che volete che sia?

*GRRR*

10.2.09 00:21


Teoricamente parlando, questa dovrei essere io.

No, perfino nei blog mi dicono che sono una strega. e pure inquieta! Basta, o è destino, o me lo si legge in fronte a caratteri cubitali. E non voglio pensare al fatto che, in teoria, il pieffero di piccì mica mi vede in faccia. Argh!
31.1.09 15:26


It's raining, halelluja!

Forse ho capito qualcosa, della vita: è tutta una successione di fatti che, se non visti attraverso lenti colorate, si spengono nello squallore dell banalità.
Tutti sono soli, eppure stanno insieme.
E io cosa voglio, sola tra tanti?

 

Smettere di guardare quel marciapiedere grigio cosparso di fazzoletti bianchi e fissare il cielo plumbeo negli occhi.
E che abbia il coraggio di mettersi a piovere, il bastardo. Che ho un’ombrello di plasitica grande quanto il mondo per ripararmi.

 

E non rinnego nulla, nè il bene nè il male. E se dovrò piangere lacrime di sangue mi comprerò i kleneex, se dovrò ridere fino a farmi venire un crampo mi compro il lasonil.

 

Devo ancora vivere, per carità!
21.1.09 23:14


Classifiche, addi e dialoghi criptici

Ciò di cui oggi (una e diciotto del mattino del sei Gennaio duemilaenove) devo rendere partecipe il Mondo è che:
  1. Me ne sto per andare da Siviglia. Tra quattro ore e mezza ho un dannatissimo volo e non vorrei mi si ricordasse che...
  2. NON ho fatto i compiti, senza contare che...
  3. sono una Bomba Ad Incazzo pronta ad esplodere ad ogni minima circostanza e che verrò sedata solo dalla...
  4. Crucconia. Come sempre nella mia testolina bacata.

Non so cosa è successo, non lo voglio realmente sapere ma sono sicura che ho perso qualcosa di quel muscolo che pompa sangue in alto a sinistra (è un cuore per chi non lo sapesse, e, sempre per chi non lo sapesse, anch’io ne ho uno. Anche se non sembra) in quell’intricato reticolo di callejuelas che porta dal Palacio de San Telmo all’Alameda.
L’ho perso, e dispero ritrovarlo.
Quello che sto invece per ritrovare è il fiato della scuola sul collo. E la consapevolezza del fatto che se continuo così, non sarò mai Carne da Università.

E il mio piccolo, infantile sogno potrebbe andarsene allegramente a hacer puñetas.

E forse non è bene che continui a scrivere, se è solo per buttar giù parole ipocrite, vero, Elenuccia?

.-.-.

“non c’è bisogno che io sia lui, Erzählerin. C’è così poca differenza tra una foto ed uno scambio di personlità, che, anche se tu sai che lui non è me, io potrei essere lui solo per darti il tempo di concludere ciò che hai lasciato in sospeso. Non s’infrangono i sogni degli altri, una volta che li si ha indotti a sognare al ritmo del proprio tessere. Non è giusto.”
“ho paura, Löwe. Ho così tanta paura del mio cinismo, di me stessa, della mia tendenza a commettere sbagli... forse non sarò mai la cantastorie che avrei potuto essere.”
“ non devi avere paura di te stessa, invece. Sei piccola, ancora troppo piccola. Capisci molto, sai parecchio, sogni come un’adulta. Ma ancora non puoi mettere in pratica i sogni dell’adulto che non sei. Sei ancora una somma, dobbiamo solo aspettare che tu diventi un risultato.”
“non siamo molto bravi a contare, eh?”
“sì invece, noi contiamo ciò che i risultati parziali...”
“Löwe? Era ironia.”
“oh.”

XD

.-.-.

“mi piacere vederti con un abito del genere, un giorno.”
“da pinguino?”
“da pinguino sexy.”
“se questo ha degli effetti collaterali particolarmente interessanti, potrei anche pensarci su.”
“non riuscirei a staccarti le mani di dosso neppure il tempo di lasciarti respirare. E senza il potrebbe.”
"oh."

<3 Notte, people.

6.1.09 01:51


♪ Dejate llevar, por las sensaciones...

Se c’è una cosa che posso dire di aver veramente capito, di tutta la mia esperienza sivigliana, è che non si dovrebbe dare nulla di scontato, non a priori almeno. E, soprattutto, mai dare nulla di scontato se vivi all’Alameda. Non ho mai capito perchè il destino mi abbia fatto trasferire da bellavista all’Alameda, dal barrio bajo al barrio alto, dai kanis a los falsos hippies, en realidad pijos muy alternativos. Ho perso dei viaggi in autobus semplici, monotoni, corti, grigi, squallidi a vantaggio di una camminata attuttina di 20 min, più 5 min di tram e venti minuti di autobus. Per un centro meravigliosamente antico e storico, il mio passo veloce sovrastato da secoli di storia e metri e metri di antichità. Ho perso dei marciapiedi fatti di terra battuta (che con le dannatisime pioggie equatoriali di quì si trasformavano in puro barro) per cedere il posto a marciapiedi lunghi un palmo, dissestati e con più anni sulle metaforiche spalle di mia nonna. Non ho realmente la benchè minima idea di come questo sia successo, nè perchè, però mi tocca ringraziare quel ragazzino kani che ha derubato mia mamma alle quattro di notte, devo ringraziare il fatto che il padrone della nostra futura casa a Santa Ana ce l’abbia ceduta solamente perchè si era preso una scuffia (non ricambiata, per altro) per mamma, devo ringraziare anche me stessa e il mio spirito masochista, che non si è minimamente impaurito all’idea della distanza che mi separava dalla mia scuola.
Forse è tutto un gran bel carosello di coincidenze, botte di culo che non sembravano tali in un primo momento, a volte anche il contrario.
Però io chino la testa e ringrazio.
Cosa è successo oggi, per indurmi a impistricciare un foglio con tutti i miei ricordi che ho paura di perdere?
Ebbene, è presto detto: ho rincontrato un vecchio spasimante.
Non lo dico per vantarmi (o forse sì, non so) ma era successo che, in un’eterna giornata senza limiti nè regole, in cui mi ero sentita così libera e priva di legami da impaurirmi della stessa tranquillità con cui accettavo tutto questo, mi ero ritrovata al fiume per una botellona, una borraccera di gruppo. Io ovviamente non partecipai eppure mi ritrovai, come sempre, ubriaca di quello spirito di gruppo che per me è sempre stato più pericoloso dell’alcool. Non so se è normale, non so se il mio desiderio di essere algida e bionda derivi proprio dal fatto che sono fin troppo emotiva e mora, però io non ho mai bevuto, tanto meno in quell’occasione.
Ma cosa centra con lo spasimante?
Ebbene, lui era uno di quelli che beccai quella sera, uno dei due che, inspiegabilmente secondo i miei canoni, mi si affezionò tanto da soprannominarmi Muñequita e trattarmi sempre con un misto di affetto e “ci sto provando alla grande”. L’altro era Rata, il tipo più assurdo che abbia mai visto, a metà tra banalità e follia, come mi verrebbe da dire.
“Non disprezzare mai ciò che gli altri ti rivelano di loro stessi, per il semplice fatto che sono comunque loro stessi, per quanto stiano mentendo.”
(Non fateci caso, è un memorandum per me) Insomma quella sera scoprii che con il mio gesticolare, la parlata squillante, cadenzata ed acuta, quelle espressioni stupefatte o contenta da bimba piccola che sapevo sfoderare con tanta bravura, beh, quelle espressioni su determinate persone fanno colpo.
Io non vorrei che lo facessero, sul serio.
Ma questa è un’altra storia, ed io sto scrivendo un testamente su ciò che andrebbe spiegato con un’altro documento word.
Dunque, ricapitolando: cosa c’entrano tra loro un tale che si sarebbe voluto ex, l’Alameda e il mio stupore?
C’entrano con il fatto che oggi, per un caso del destino, la mia giornata è stata bizzarra, e, sempre per un caso del destino, questi tre elementi si sono sommati per scioccarmi.
Innanzitutto io, da bravo genio, la sera prima ero rimasta a chiaccherare tutto il tempo con Maddi, fino alle tre e quaranta quasi quattro del mattino. Io, dopo aver scritto una recensione a Charlie (adesso qualcuno mi spieghi perchè mi fosse venuta inspiegabilmente voglia di rileggermi burning, eh?) sono andata a letto alle cinque. Risultato? Mi sono svegliata alle quattro del pomeriggio, dodici ore dopo. Sì, lo so, non va affatto bene e Gustav Schäfer è serio partidario di svegliarsi non più tardi delle nove e mezza, e io vi posso assicurare che cio ho provato, ma nulla. Ergo, salta la gita a Granada, poi piove, insomma un casino. Io, dopo aver chiaccherato di nuovo con Maddi (mi ricorda i miei primi tempi con Princess, chissà cosa sta succedendo adesso?) mi ritrovo spallata. Quindi, sempre senza orari nè limiti, faccio fuori i regali per e Vir, mangio al Burger King, riesco a pagarmi la entrada para Australia e mi pappo un gelato, il tutto in ventisei euro e settantasei centesimi. Col resto di sedici centesimi.
Da quanto non lo facevo il gioco del “tutto con molto poco”?
Dio, come mi diverto! Il tutto rigorosamente sola. Senza che mi assalisse la depressione, come invece succede in Italia. Perchè? Non lo so.
Ho mangiato con mamma al Burger King, poi. Ovvio, solo io. Avevo il film a momenti e non volevo mollare tutta la fila del Burger per mettarmi a Casa Paco, che ci mettono trent’anni a servire. Unica stonatura in tutta la serata, e ripensandoci adesso mi sento una gran stronza, è come mamma mia âbbia detto “ehi, ma che hai? Io vedo che sei sempre triste, che non ci sentiamo mai. Mi manchi, cosa succede?”.
Già, cosa succede? Me lo chiedo anch’io.
Ma forse, questo è un’altro documento word.
Comunque, mollo tutto e tutti e mi ficco nel cinema. Il Cervantes. Io ho un’affetto speciale per tutti i cinema del centro, soprattutto quelli apartenenti alla Unión Cinemas Ciudad (Cervantes, Alameda, Avenida) e voi non sapete che bella sensazione riadagiarsi in una bella sedietta rossa, in un vecchio cinema con certi effetti dolbisurround da farti sentire la cavalcata dei buoi fin nelle ossa. All’uscita del cinema, decido, mp3 come fedele consigliero e voglia di dolci come obbiettivo, di rifarmi il giro dell’Alameda, visto che non l’avevo ancora fatto.
È un mio gioco particolare, in cui passo di fronte a decine di bar, li riconosco uno per uno e sogno di vivere nelle bellissime casette che si affacciano sull’Alameda, osservando i mille volti di gente giovane che studia, lavora, viene da Siviglia o da mille e un posto, lontano mille miglia da te e dal tuo modo di pensare. Sì, è il mio giochetto preferito, è qualcosa che mi fa bene e male al tempo stesso, penso ed immagino, m’illudo e sogno.
Non so, è l’Alameda.
Forse c’è una piccola parte di me, in quella piazza. Ma è l’unica cosa che, seriamente, hechos de menos de Sevilla.
Ma dicevamo, il gelato. Mi fermo al Freskura, gelateria italiana in Spagna e prendo un cannella-stracciatella, come a dire, un Siviglia-Italia only for you, people. Certo che ne faccio di casini, eh?
Ma la parte divertente viene adesso. Passato il Repubblica (tipico locale new-style-wave-nonsocchè-hippy), chi non mi richiama? Il ragazzo del Rio. Metallaro, sivigliano, strano, affettuoso e goffo come sempre.
Perchè, perchè non sono mai attratta dalle brave e semplici persone e mi ficco in casini su gambe con l’entusiasmo di un’incoscente?
Che vi devo dire, sarò cretina. Comunque, li ragazzo è chiaro come un spechio d’acqua, forse qualche dubbio ce l’ho, ma viene subito smentito dalla facilità impressionante con cui riesco a capire cosa e perchè lo fa. Forse perchè l’ho già visto in me od in altri, non so.
Fatto sta che lo capisco, punto.
 E siamo di nuovo nelle braccia dell’avventura.
Buttato in un cestino il mio programma di tornare a casa rimuginante e con tanto di coppetta di gelato non finito in mano, lui e la sua combriccola di amici mi propone di andare per mezzoretta in un locale sì all’Alameda, ma di cui non ho mai sentito parlare. E questo perchè?
Perche è metal.
El Guilles De Rais.
Gente, era piccolino, ma era come una succosa mela per la mia ispirazione. Era una figata! Muri viola, magliette dei più disparati gruppi heavy alle pareti, stella a cinque punti sul soffito e borchie luccicantia non finire. Il bagno dei maschi protetto da una tendina, quelo delle femmine addirittura da una robusta e solida (XD) porta di legno. Una gotica al bancone e schitarrate dagli amplifacatori.
Oh Spirito Supremo che da qualche parte stai, fammi lavorare in un posto come quello per un giorno o due!
Prima però fammi divenire un’armadio a due ante, và.
Comunque sia, è stata sul serio solo un mezz’oretta. Poi per l’una e quaranta ero già a casa, il morale alle stelle e la paura di dimenticare tutto che mi assillava. Non ho mai realmente capito perchè ogni mio rimpianto mi riporti invariabilmente ai vecchi tempi di Siviglia, ma tutte le nuove esperienze, vissute nei dintori dell’Alameda, in calle Santa Ana numero cuatro o in calle Trajano esquina Amor de Dios, sanno di più di tutte quelle vissute in Italia.
Perchè?
Non so cosa devo fare per il futuro, non so come non sia possibile che io non sia ancora morta, vista la mia insistenza a rifletterci su. Non so nulla.
Tranne forse che ogni volta che vengo all’Alameda, torno poi a casa, qualsiasi casa, con più esperienza.
Dejate llevar
Por las sensaciones...
Mi pare che la cantasse Chambao, non so. Devo cercarla, comunque. Che sia il vero inno dell'Alameda, Sevilla, España?

4.1.09 03:02


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